Trentino in bici

Percorso ciclabile da

Carisolo in Val Genova

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Il report di oggi parte dal Carisolo andando in esplorazione della Val di Genova

Vista sull' Adamello

 
Ponte delle tricee -Cascate Nardis - Vista sull' Adamello

Lunghezza
Diff.
Dislivello
Fondo
Percorso
Pend. med./max.
Panoramico
Fontanelle
Punti ristoro
mio Voto
36,7 km
a/r
898 m D+
Asfal/Sterr
Strad-Ciclabile
4% / 15%
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L'Altimetria





Trentino

Premessa

Oggi dalla Val Rendena, più precisamente da Carisolo, arrivo fino al Rifugio Bedole, ultimo baluardo della Val Genova.

Per chi venisse da fuori lungo il Sarca tra Pinzolo e Carisolo ci sono parcheggi gratuiti.


 

La chiesa dedicata a San Nicolò svetta sulla piazza II Maggio al centro di Carisolo

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A metà montagna, illuminato dal sole l'eremo di San Martino raggiungibile in 50 minuti da Carisolo. Sulla sinistra in basso la chiesa di Santo Stefano che incontrerò al ritorno


Salgo a destra del Sarca di Genova e trovo un momento di ombra per immortalare Carisolo e la sua chiesa di San Nicolò.

A sinistra, oltre la montagna si sale a Madonna di Campiglio (link con il report).

Il sentiero è carrabile con sterrato formato da piccoli ciottoli e subito mi fa capire come sarà il ritmo della mattinata: un bel murettino al 15/18% così per iniziare.

Dopo il murettino arrivo al tornante. Le indicazioni sono per i pedoni che intraprendono il sentiero, io proseguo sulla strada maestra.

La salita si mantiene tra il 6 e l'8% senza ulteriori strappi, anzi ci sono dei piccoli tratti di falso piano, utili per riprendere fiato


Il Sarca di Genova


In fondo al sentiero si svolta a destra sulla strada, poi allo stop a sinistra si entra "ufficialmente" in Val Genova.

Avrei potuto partire da Carisolo direttamente su strada, ma ho preferito il bosco al traffico e alle macchine.


I ponti sono punti panoramici favorevoli.

In fondo l'Adamello è coperto da un velo di nuvole innocue e la luna in cielo ... beh dal vivo sembra più grossa e si vede meglio che in foto

Il Sarca si snoda a fondo valle tra boschi di abeti

un elicottero sta trainando un tronco che galleggia nell'aria, tenuto da una fune.

Il Sarca di Genova

Qui è il primo check point per le macchine mentre velocipedi e pedoni passano tranquillamente.

A lato della strada c'è il marciapiede, mentre le bici possono transitare sulla carreggiata con cartelli che ricordano ai guidatori di mantenere la distanza di un metro durante il sorpasso

Le cascate Nardis, dalla Cima Presanella, terminano nel Sarca con salto di 130 metri


Una vista a valle: il profilo più lontano è quello delle Dolomiti del Brenta, precedute dal profilo del monte Grual, che svetta sopra Pinzolo. Sulla sinistra ancora le cascate Nardis. Da qui si può notare l'imponenza del salto

La pendenza è costante fino a questo muro. Qui si passa dal 4-6% a oltre il 10% e in alcuni punti al 15% per

circa 500 metri che sembrano infiniti, tuttavia l'ombra e l'aria fresca alleviano la fatica.

A metà salita una delle piccole cascatelle create dalla pendenza. Il rumore assordante è presente durante la maggior parte del percorso e spesso mi impedisce di sentire le (poche) auto in transito.


Il ponte delle trincee che faceva parte dello sbarramento austroungarico di Fontanabona. Da questo punto passano molti sentieri che fanno parte del Sentiero della Memoria.


La vista verso l'Adamello dal ponte delle trincee.


Il rifugio Fontanabona. Qui è possibile ristorarsi e soprattutto distendersi sull'erba, usufruendo di comodi cuscini messi a disposizione dal rifugio. Campeggiano i cartelli "abbiamo tolto i cestini" in modo che ognuno porti a valle i propri rifiuti.

Qualche saliscendi dopo il rifugio e ad ogni curva gli occhi sono appagati dallo spettacolo delle Alpi.

Benvenuti in Val Genova


Il ponte Rosso


le cascate di Lares che provengono dall'omonimo lago, formano il Rio Lares che si immette nel Sarca in questo punto


Il Sarca rumoroso si snoda tra boschi di abeti. Poco più avanti la strada inizia a salire per circa 2 km all'interno del bosco.

Durante la salita un po' di pace: il rumore del Sarca è lieve e lontano. Giunto alla fine della salita il cartello di "Benvenuto" e le sagome mi ricordano la presenza di orsi nel Parco.

L'abitato di Ragada, la chiesa della Madonna della Neve e a destra si intravede la cappella del cimitero austroungarico.

Una stele ricorda le prime guide alpine che nel 1864 hanno conquistato le vette del gruppo Adamello e Presanella.

Un'altra stele ricorda l'alluvione del 1987.

La chiesa della Madonna della Neve con un dipinto di San francesco sul frontone, ben riparato dalle intemperie.

L'acqua che alimenta le cascate Folgorida proviene direttamente dalla Vedretta della Lobbia, ai piedi del Cannone dell'Adamello.

Inizio a vedere la nuda roccia e gli alberi sono più radi. Quella sullo sfondo è la cima Presena. Ai lati della strada un cercatore di funghi, molto rammaricato cerca il quarto porcino. Per 5 ore di camminata è poco, ma si può sempre consolare con un risotto ai porcini.

Un'altra stele ricorda l'alluvione del 1987.La cima più a sinistra è Ago di Nardis alto 3291 m ed è impressionante il contrasto con il rifugio Stella Alpina, oggi una malga da cui si possono comprare prelibatezze della zona.

Un ruscello, ormai divenuto un rigagnolo porta l'acqua dal ghiacciaio della cima Presanella subito dietro l'arco delle montagne sullo sfondo.

Le cascate Pedruc viste da un ponte in legno sospeso sul Sarca

A nord il monte Ceren.

Dopo le cascate Pedruc segue un piccolo zigzag in falso piano e si apre la vista sull'Adamello.

La malga Bedole è l'ultima fermata per macchine e autobus prima di iniziare l'unico pezzo di sterrato, con 4 tornanti in salita per arrivare al Rifugio Al Bedole.

 

Il rifugio Al Bedole, m 1640. Qui c'è anche una stazione di ricarica per le E-bike. Non serve né a me né al proprietario della bici gialla nella foto. Anche un altro è salito senza motore, ma non l'ho più incontrato, tutti gli altri erano con E-bike.

Ritengo che le E-bike siano ottime soprattutto perché ho visto tante famiglie con bambini utilizzarle e questo permette di vivere la montagna in un modo alternativo.

La vista del complesso dell'Adamello è nascosta dal bosco di abeti. Sulla sinistra la valle da cui nasce il Sarca.

Dopo un buon caffè, una piccola integrazione di sali minerali e si torna giù a valle. Freni pronti a pinzare sui dischi, giubbetto antivento per evitare l'aria fredda e pungente e via.

Il traffico di autobus navetta, che fanno la spola da valle con vari step, e il traffico di macchine mi impediscono di andare giù diretto. Spesso sono costretto ad aspettare, superare con strada stretta e senza protezioni laterali non conviene.

Seguo la strada e dopo le cascate Nardis, esattamente al ponte verde torno a destra del Sarca, passando vicino al Lago artificiale creato dall'Enel per dissabbiare l'acqua. Pochi giorni prima un signore del posto ci ha detto che l'isolotto non si vedeva da almeno 40 anni.

Scendo a valle dalla strada asfaltata, per visitare la chiesa di Santo Stefano. L'indicazione per la chiesa dalla via Val Genova.


La chiesa sovrasta il cimitero di Carisolo. Le pareti esterne e interne sono dipinte da affreschi meravigliosamente ben tenuti. Purtroppo, oggi la chiesa è chiusa, ma anche solo la foto esterna rende bene l'idea del capolavoro.

 


Traccia GPX


Conclusioni

Un giro che vale la pena fare. Per chi opta per la muscolare serve allenamento e preparazione perché le pendenze in alcuni punti sono elevate e si deve spingere sempre, dal primo all'ultimo metro. Con le assistite ho visto molte famiglie che sono arrivate fino al ponte rosso, oltre solo ragazzi e signori.

Consiglio di portare un cambio maglia asciutto per la discesa, antivento e antipioggia (in montagna il tempo può cambiare repentinamente).

Lungo tutto il percorso non ci sono problemi né di acqua né di cibo: rifugi e fontanelle sono ben distribuiti.

Il panorama è indescrivibile.

dr. Alberto Massetti





buone pedalate a tutti, Outside

Un foto racconto di Cadore designer © 2022
pagina creata: 17-10-2022
ultimo aggiornamento: 18-10-2022
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