Lombardia in bici

Ciclabile
delle città murate
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Un altro scorcio della bassa Lombardia, una ciclabile che va ad intersecarsi con altre ciclabili già oggetto di report nel passato. Un tuffo nelle campagne partendo da Soncino, città attorniata da mura, per finire a Pizzighettone altra città dotata di mura.


Il castello di Soncino - Pizzighettone "La torre di Guado"


Soncino - Genivolta Le Tombe Morte - Pizzighettone

Lunghezza
Diff.
Dislivello
Fondo
Percorso
Pend. med./max.
Panoramico
Fontanelle
Punti ristoro
mio Voto
41km
79
Asfa/Sterr
Cicl/Strad
0,1% - 3%
✩✩✩
✩✩✩
✩✩✩✩✩


  

 

 

 

 



Il percorso si snoda nella pianura lombarda fra le città di Crema e Cremona, tra i bacini dei fiumi Oglio, Serio morto e Adda. Il tratto di colore rosso è quello della "Ciclabile delle città murate". Il successivo in giallo è riferito alla "Ciclovia del Po" che termina alla foce dell'Adda nel fiume Po e farà parte del report La Ciclovia del Po.

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IL PERCORSO

Tutto il percorso è segnalato dai cartelli di colore marrone con scritte in bianco, per cui basta seguirli e non ci si perde, tranne in paio di punti dove mancano e che vi verranno spiegati nel report.

Si tratta di un percorso pianeggiante misto asfalto/sterrato, per la precisione 24,4 km di asfalto e 16,9 km di sterrato per un totale di 41,3 km. Ovvio che tutto va raddoppiato se dovete fare ritorno al punto di partenza.

Rifornimenti idrici

Una fontanella l'abbiamo vista nel parco di Pizzighettone. Comunque nei paesi attraversati non c'è problema per fermarsi a fare rifornimento presso qualche esercizio commerciale.

Quale bici usare

Consigliabili bici da Trekking con forcella ammortizzata, MTB front o meglio ancora biammortizzate.

AVVERTENZE

Dato che buona parte del percorso è su sterrato, va da sé che se è piovuto da poco potrete trovare anche del fango in alcuni punti e acqua nelle buche.

In stagione avanzata tenete presente anche le temperature, quindi consigliabile fare l'andata il mattino presto e il ritorno nel tardo pomeriggio.



PREMESSA

Era il 2009 quando per la prima volta ho messo le ruote alle Tombe Morte, venendo così a conoscenza di questo importante nodo idroviario, ma soprattutto scoprendo in quel punto l'esistenza di altre ciclabili: una dei Navigli Cremonesi report pubblicato nel 2013 e poi la "Ciclabile delle città murate" oggetto di questo report. Sono riuscito quindi nel tempo a completare il trittico di queste ciclabili fra campagne, canali e fiumi, coprendo di fatto una vasta area della pianura Cremonese.

 

Questo è il vostro riferimento, seguendolo arriverete a destinazione, anche se come è capitato a noi dove ne mancava uno, chiedendo in giro nessuno sapeva dell'esistenza di questi cartelli nel loro territorio! Del resto anche voi che fate abitualmente delle strade non penso che ogni volta vi guardate attorno per leggere i cartelli!

La Ciclabile delle città murate; qui siamo all'esterno della città di Soncino e queste sono parte delle mura che la cingono. Il corso d'acqua è il Naviglio Nuovo Pallavicino che trae origine a nord sulla sponda destra del fiume Oglio. E' lungo poco più di 13 km ed è stato voluto e finanziato dai Marchesi Pallavicino nel 1780 per accrescere la portata del Naviglio Grande.
A Soncino lambisce la parte ovest delle mura nel solco dell'antico fossato a difesa delle mura.


Arriviamo a Soncino alla vigilia delle celebrazioni del 25 Aprile e la troviamo adorna di vessilli e bandiere con il tricolore. Qui siamo all'ingresso Nord della città. Un'altra porta identica si trova a sud dove noi siamo diretti.

Siamo nella piazza principale della città e come al solito è mio uso fotografare chiese o torri con l'orologio per fissare l'ora di partenza. Sono già le 10,40. Sulla cima della facciata dell'edificio al centro della foto e sotto le due statue che fungono da "campanari" si trova un orologio astronomico.

 

Proseguiamo sulla bella e ampia strada pavimentata e affiancata da alcuni antichi palazzi e non manca anche il segno dell'era moderna con auto ovunque!

Sullo sfondo la porta sud, simile a quella varcata a nord. Prima di varcare la porta sud, sulla destra c'è una strada che porta al castello di Soncino

Due edifici attigui che stando agli stemmi sulla facciata che invadono parte dei due distinti manufatti fanno pensare ad un corpo unico di fabbricato, solo che il primo è stato mantenuto con mattoni a vista ed il secondo intonacato.

Quali siano state queste scelte ibride nel corso del tempo non le conosco. Evidenti sono anche le aperture di due nuove finestre sul lato nord attorniate da bordi bianchi che stridono con il resto della facciata e non certo alla pari delle splendide bifore incastonate sulla facciata principale.


Prima di uscire dalla porta sud facciamo una capatina al castello di Soncino limitandoci alla visione dell'esterno, in quanto una visita interna l'abbiamo fatta diversi anni fa.

Certo che a dirla tutta questa torre residuo di una vecchia fabbrica nelle vicinanze del Castello si addice veramente poco. Sarà pure una testimonianza di archeologia industriale ma la sua vicinanza stride abbastanza per mio conto. Il fossato in secco che si vede e le mura sono quelle rivolte a sud.

Questo è il lato est del Castello il quale risulta intatto nella sua struttura. Gli inizi di fondazione risalgono al X sec. Nel corso dei secoli fu più volte ricostruito ed esteso nei suoi corpi con aggiunta di torri; come ad esempio quella circolare voluta da Francesco Sforza nel 1468. Nel corso dei secoli la rocca passò di mano in mano come ai Veneziani, ai Francesi e di nuovo agli Sforza e poi ad altri proprietari fino all'ultimo discendente dei nobili Stampa che lo cedette per testamento nel 1876 al comune di Soncino.

Una vista a 3/4 verso il lato nord/est

L'ingresso nord. Il castello è visitabile e durante l'anno spesso si tengono manifestazioni ed eventi in costumi medievali.

Lasciamo il castello e ci dirigiamo all'uscita sud. Prendiamo la strada in discesa a sx, in direzione del viale alberato, in fondo al quale troveremo le indicazioni per la ciclabile. A fianco si intravedono le mura sud delle fortificazioni.

Arrivati in fondo al viale, di fronte, troviamo il primo cartello ad indicare la Ciclabile delle città murate.

In questo report mi fa compagnia Debora, la giovane inviata di bellitaliainbici che la sera prima ha presentato presso il Palazzo Trivulzio a Melzo il giro dolomitico di oltre 700km su piste ciclabili.

Ci lasciamo alle spalle la rocca di Soncino con a fianco la ciminiera che come potete vedere disturba un po' la visione dell'insieme essendo fuori contesto storico. Da questa vista è ben visibile la torre rotonda voluta da Francesco Sforza.

Forse è il caso di sbrigarci, la torre segna le 11,05 e abbiamo 40km fra asfalto e sterrato ancora da fare!


Questa è una vecchia strada di campagna che toccando varie cascine porta a Genivolta.

azza della

Il primo tratto sono 5,3km di asfalto in mezzo alle campagne e cascinali

Siamo partiti con il fresco ma ormai il sole fa sentire i suoi raggi e facendo alzare l'umidità dalla terra arata di fresco.


Termina l'asfalto e ora ci aspettano 4,2km di sterrato intervallato da buche con acqua, visto che la sera prima era piovuto. Tutto attorno un paesaggio gradevole attorniato da campagne e filari di piante.


Passiamo attraverso aziende agricole, alcune ancora in attività ed altre abbandonate.


Siamo nei pressi di Genivolta confermato dal GPS.
A sx si vede nel campo cosa ha fatto il vento la sera prima con il temporale, piegando l'erba a terra.

La strada scavalca un canale, si tratta del canale scolmatore di Genivolta che poi seguiremo più avanti in direzione Tombe Morte.

Questo canale che proviene dalla località Tombe Morte va a scolmare le sue acque nel fiume Oglio con il canale che si vede proseguire oltre la chiusa.

In questo punto troverete anche i cartelli della ciclabile che vi confermeranno che siete sulla direzione corretta. Da qui proseguite sino ad arrivare ad incrociare una strada, dove svolterete a dx.

Arrivati all'intersezione, potrete vedere alla vs. dx che sul palo è fissato il cartello indicatore della ciclabile. Qui Debora ha già svoltato a dx.


Questo di Genivolta è un breve tratto su asfalto di 600m. Giunti in fondo alla via, allo stop fate attenzione all'attraversamento. Li troverete il cartello che vi indicherà la svolta a sx.

Farete solo una cinquantina di metri ed in questo punto troverete l'altro cartello della ciclabile e svolterete a dx.


Ci si inoltra nuovamente in campagna percorrendo l'alzaia a fianco del canale scolmatore di Genivolta che avevamo visto poco prima

Una palizzata è stata messa a protezione. Siamo di nuovo su fondo sterrato in direzione Tombe Morte ed il paesaggio è veramente bucolico e ci sta piacendo sempre di più.

La mia "lepre" si sta allontanando in questa aperta campagna dirigendosi verso il bosco.

Sono partito con un preconcetto di trovare un paesaggio monotono ed invece strada facendo mi sono ricreduto ampiamente scoprendo sempre nuovi scorci affascinanti.

 

Giunti in fondo al rettilineo a fianco del canale quest'ultimo prosegue verso il nodo idrografico delle Tombe Morte, mentre il cartello ci fa deviare a sx.

Ho raggiunto la "lepre" e procediamo assieme immersi nel verde fra i gorgoglii delle acque e i canti degli uccelli, altri rumori non ve ne sono.

Debora è evidentemente soddisfatta del posto in cui l'ho portata, per lei è la prima volta, ma non per me. Alle sue spalle è il Naviglio Pallavicino

Non è semplice descrivere questo importante nodo idroviario in cui convergono, dipartono, si incrociano diversi canali. Altre informazioni le potete trovare in un vecchio report fatto per il Canale Vacchelli

Anche in questo punto troverete i cartelli indicatori



Memore del fatto che sono arrivato qui più volte anche se per ciclabili diverse, ho preferito utilizzare una biammortizzata giusto per non fare soffrire la mia schiena e direi che la scelta è stata azzeccata.

 

Le bici sono appoggiate in corrispondenza di un "Navazzo" ovvero uno scavalco di un corso d'acqua su un altro. Sotto a sx si vede il Canale Pallavicino.

Noi abbiamo utilizzato due bici MTB una front e una full e vista l'esperienza non ci va di suggerire bici non ammortizzate, salvo andare a velocità ridotte ed evitare le buche cosa che non sempre è possibile fare.

Questo è sempre il canale Pallavicino, per proseguire occorrerà attraversare il ponte che si vede sopra le chiuse e svoltare a sx

Dal ponte sulle chiuse si vede bene come è realizzato un "Navazzo" che permette l'incrocio di due corsi d'acqua.

La "lepre" è pronta a scattare!

Quindi scavalcato il ponte sul Pallavicino si svolterà subito a sx seguendo il canale, attenzione perchè il cartello indicatore è posizionato male e potrebbe indurvi a prendere un altro percorso che vi porterebbe lungo il canale Vacchelli in direzione di Crema!

Come si vede l'ambiente è molto bello e ne vale la pena solo per arrivare sin qui.

Giunti qui ancora i cartelli sono orientati male e vi farebbero proseguire lungo il Canale Pallavicino, invece occorrerà proseguire diritti

Stando ai cartelli l'indicazione sarebbe questa, ma come ho scritto non è corretta.

Questa e la strada giusta da percorrere lungo un canale ora in secca. Dovrebbe trattarsi di un ramo del canale Vacchelli che poi termina presso il Santuario dell'Ariadello.

Al termine del canale si arriva al Santuario di Ariadello, luogo di culto molto frequentato dagli abitanti di Genivolta e Soresina. In questo punto termina lo sterrato di 3,6km che partiva da Genivolta

Erano in corso gli ultimi ritocchi alla facciata poi tolti al nostro ritorno. Il Santuario della Beata Vergine di Ariadello consacrato nel 1966, ha attiguo un bel parco dove si svolge una tradizionale fiera la seconda domenica di Maggio, oltre a tenersi varie manifestazioni in altri periodi dell'anno.

Dal Santuario parte questa bella ciclabile con fondo asfaltato che in 4,6km conduce a Soresina.

Questa ciclabile è molto frequentata dai Soresinesi che ne fanno luogo di passeggiate e luogo per praticare sport

Giunti a Soresina la ciclabile termina intersecando Via Montenero. Se vi può essere utile a fianco troverete un cortile al cui interno vi è un supermercato e in fondo un negozio di biciclette che potrebbe darvi assistenza meccanica.

In via Montenero svolterete a dx e dopo 50m a sx in Via Antonio Gramsci. Si prosegue poi in Via Manzoni, Piazza Garibaldi fino a giungere in questa Via Barbò, dove di fronte alla torre svolterete sulla ciclabile a dx. in via 4 Novembre

Giunti in questo punto attraversate e prendete la via a sx, dove troverete i cartelli della ciclabile che si vedono in foto.

 

Altri 3,7 km di sterrato in aperta campagna e con poca alberatura a fianco della strada di campagna

Forse questo tratto è il meno interessante di tutto il percorso.

Un tempo quasi tutte le strade di campagna erano affiancate da filari di alberi e lungo il percorso gli esempi non mancano. Del resto i contadini ne traevano beneficio, quando stanchi del lavoro dovevano fare ritorno ai cascinali o quando si dovevano recare al paese più vicino o in un'altra cascina. Ma ne traevano beneficio anche durante le pause di lavoro nei campi mettendosi a riposare sotto l'ombra delle piante.

Il problema è arrivato con l'abbandono delle campagne e l'adozione della meccanizzazione.

Si prendeva la scusa che l'ombra proiettata nei campi diminuiva il raccolto e le piante disturbavano le manovre dei trattori.

Il risultato sono paesaggi spettrali che poco hanno a che vedere con una vera campagna dei tempi andati.

Come sempre la speculazione e il profitto nel tagliare le piante e venderle, crea danno all'ambiente.

 

Anche questa strada di campagna serve a collegare una serie di cascine arrivando poi a Cappella Cantone

 

 

Una cosa è certa le cascine non brulicano più di braccianti come negli anni 50' quando gran parte del lavoro era fatto a braccia.

Decidiamo per una breve sosta anche se in effetti è un po' tardi

Siamo partiti con il GPS che segnava 19°C , qui alle 12,30 segnava 34°C!! , vero che eravamo fermi ed esposti in pieno sole, ma lo sbalzo termico si è fatto sentire, eccome!

Arrivo anch'io al pit stop, sono 20,7km dalla partenza, ne mancano altrettanti, ci troviamo solo a metà strada



Giunti in questo punto sarete ad un bivio con un cascinale sulla Vs. dx. Voi dovrete svoltare qui a sx in direzione del cascinale che si vede sullo sfondo e verso il viale alberato che si vede a dx.


Di fronte al casale che abbiamo raggiunto termina lo sterrato. Sullo sfondo è il Santuario di Santa Maria dei Sabbioni, prossima meta.


Prendiamo il viale alberato

Terminato il viale alberato passerete sotto ad un ponte della statale che va a Cremona e sbucherete sulla vecchia strada che conduceva a Cremona.

Qui manca una indicazione e il percorso ufficiale va in direzione di Santa Maria dei Sabbioni e Cappella Cantone.

Quindi proseguite su questa strada sino a che sulla dx troverete il cartello della ciclabile

Noi non avendo trovato il primo cartello siamo comunque andati avanti verso Santa Maria Dei Sabbioni. Abbiamo chiesto alle persone incontrate, ma non sono state in grado di dirci come proseguire.
Perciò siamo tornati indietro su questa strada prendendo la direzione per San Bassano, percorrendo la viabilità ordinaria e passando per Oscasale per complessivi 4,2km su asfalto.




Arrivati in questo punto, sul ponte che attraversa il Serio Morto, subito a sx si trovano i cartelli indicatori della ciclabile solo che....



... i cartelli sono posti per chi esce da San Bassano ma non per chi vi giunge dal senso opposto!


Seguiamo quindi il corso del Serio Morto. Il fondo e su sterrato per 5,4 km e l'ambiente circostante è molto bello, inframmezzato da boschi.




Se pensiamo che prima dell'ultima guerra mondiale molte strade di campagna erano simili a queste, ora trovarne in questo modo nelle nostre pianure è una cosa abbastanza rara.




Anche su questo bel tratto campagne e cascinali


Il Serio Morto riserva belle sorprese ed il paesaggio è vario. Anche la fauna è presente e tre coniglietti selvatici, uno scoiattolo una nutria ed altri uccelli li abbiamo avvistati.



Continua la convinzione che questo è un bel percorso che pur attraversando campagne ha molto da offrire a chi di campagne durante l'anno ne vede ben poche dovendo vivere in città.



Alberi giganti a tratti ci fanno compagnia e ombra

 

Forse è anche la fortuna di essere capitati nel momento della fioritura delle piante e i profumi che permeano l'ambiente circostante mi fanno tornare bambino quando spesso si andava a giocare in mezzo alle campagne ai bordi delle città non appena sbocciava la primavera.


In località Regona termina di nuovo lo sterrato e riprende l'asfalto che questa volta lo sarà sino all'arrivo a Pizzighettone. Dopo il ponticello i cartelli indicano di proseguire a dx.


Giunti in fondo al rettilineo i cartelli della ciclabile indicano di svoltare a dx mentre a sx il cartello stradale indica Pizzighettone a soli 5km.

Noi abbiamo seguito fedelmente i cartelli della ciclabile arrivando a compiere un anello di 6 km a cui poi erano da aggiungere altri 2,5km per arrivare a Pizzighettone.


Arrivati alla frazione di Ferie si trova il cartello che indica di imboccare la Via Gerundo e qui apro una parentesi.

Ferie si trova su una costa rialzata da quella che è la piana dove sorge Pizzighettone, e in cui ci stiamo dirigendo.

In epoche remote la piana era il letto occupato dal corso del fiume Adda che a quanto pare si estendeva per molti km quadrati in un bacino molto ampio chiamato "Lago Gerundo"



Seguendo il percorso segnalato, passando fra boschi e campagne giungiamo a questo attraversamento stradale. Superata la strada, dove vedete una striscia di sole fra gli alberi, dovrete svoltare a sx

 

 

Giungiamo finalmente a Pizzighettone attraversando il ponte sul Serio Morto. Svoltiamo a dx seguendo il suo corso su ciclabile.




La "lepre" corre verso il ristorante, in effetti abbiamo fatto un po' tardi e la fame ci assale.


Una giusta meritata pausa pranzo è quella che ci occorre per proseguire la nostra spedizione verso la "Ciclovia del Po" che vedrete nel prossimo report

Il corso placido dell'Adda a Pizzighettone vi saluta e vi attende per la vostra visita. Per chi non avesse visto il report che partendo da Melzo arrivava sin qui, vi troverà anche alcune foto della città.

Per chi invece volesse proseguire sino alla foce dell'Adda può vedere il report: La Ciclovia del Po




CONCLUSIONE

Come ho già scritto, pensavo ad un percorso campestre banale, invece mi sono ricreduto e ci è molto piaciuto per la varietà di ciò che si incontra. Poi sta a chi vuole fare questo percorso organizzarsi al meglio per eventuali visite alle città murate.

 

buone pedalate a tutti, Outside

Un foto racconto di Cadore designer © 2014
pagina creata:25-04-2014
ultimo aggiornamento: 15-06-2015
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