Lombardia in bici
Valtellina
Val Gerola

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Entrando in Valtellina la Val Gerola è la prima lunga valle abitata che si dirama a destra entrando nel cuore delle Orobie, una valle che al suo interno nasconde un prelibato tesoro gastronomico: il Bitto.


Pescegallo, la carrabile che sale all'omonimo lago



Valtellina - Gerola Alta - Pescegallo

Lunghezza
Diff.
Dislivello
Fondo
Percorso
Pend. med./max.
Panoramico
Fontanelle
Punti ristoro
mio Voto
45,7km a/r
1319
Asfalto
Stradale
5% - 16%
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Siamo in Valtellina e nel cuore delle Orobie si aprono due valli, le Valli del Bitto di Albaredo e di Gerola e proprio quest'ultima è oggetto di questo report.



Come si vede a sx c'è anche un altro tracciato in azzurro, si tratta della salita al Passo San Marco nella valle di Albaredo anch'essa oggetto in passato di un report



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La mappa del percorso. Se vi dovessero uscire le indicazioni in "Miglia" è possibile convertirle in Km nelle preferenze di accesso al sito Garmin Connect una volta che si è registrati e scaricare la relativa traccia per il GPS. Per accedere al sito, selezionare "View Details", se si vuole registrarsi al sito, selezionare "Accedi".


IL PERCORSO

Il percorso é indicato solo a chi è molto allenato e abituato alle salite, si va da un minimo 6% ad un 10% continui salvo spianare un po' nei paesi attraversati.

Poi raggiunto il termine dell'asfalto a Pescegallo, se si vuole, si può tentare di salire in sterrato su una carrabile che termina dove c'è la stazione di arrivo della seggiovia.

Rifornimenti idrici

Di fontanelle qui in montagna ne trovate ovunque, basta guardarsi in giro

Quale bici usare

Bici da corsa oppure MTB se si vuole fare il tratto sterrato, cosa essenziale freni in ordine, ci sono 20km di discesa.

Come si raggiunge

Si sale da Morbegno che è raggiungibile dalla strada della Valtellina. In questi giorni è stato aperto un troncone di superstrada a 4 corsie che collega l'uscita della superstrada Lecco-Colico sino nei pressi di Cosio Valtellino. Di fatto questo non è che migliori la viabilità in ingresso alla valle perché poi tutto il traffico in entrata in Valtellina si mette in lunghe code a Cosio Valtellino,dovendosi immettere sulla vecchia strada che porta a Morbegno, uno dei colli di bottiglia della Valle. Se possibile consiglio di parcheggiare prima di Morbegno e poi proseguire in bici attraverso le frazioni a dx della statale dello Stevio (vedi mio tracciato GPS), evitando code e traffico. Se invece volete parcheggiare a Morbegno seguite l'indicazione per la Stazione Ferroviaria, dotata di ampio parcheggio.



Val Gerola



Arrivando a Morbegno, sia dalla statale dello Stelvio che dalla strada che attraversa le varie frazioni, seguendo i cartelli per la Val Gerola, si arriva in questo incrocio dove a dx inizia la salita


Subito la strada sale senza complimenti e in breve si lascia alle spalle Morbegno con lo sfondo delle montagne della Val Masino



Fra Morbegno e i paesi adiacenti c'è continuità negli abitati, questo è Regoledo frazione di Cosio Valtellino. In primo piano la chiesa parrocchiale.

Poco più su si apre una veduta sulla Valtellina verso il lago di Como. Sullo sfondo le cime delle montagne ai confini con la Svizzera.




Fino alla frazione di Sacco, la strada sale in modo regolare con pendenze fra il 6-8% e affiancata dai boschi, si sale quindi al fresco e all'ombra.

Gruppo di baite in pietra, vicino alla deviazione per la frazione di Piantina

Altra baita ristrutturata con bellavista sul Monte Disgrazia


Una serie di tornanti per arrivare a casa! Sullo sfondo la cima innevata del Disgrazia


La strada seguendo la montagna lascia alle spalle la Valtellina e si inoltra in Val Gerola, sul versante di fronte c'è invece la strada che sale al Passo San Marco. In pratica fino all'altezza della frazione di Sacco l'ingresso alle due Valli del Bitto, Albaredo e Gerola è comune, poi in mezzo alla valle si trova un'altra montagna, il Pizzo Berro, che divide le due Valli del Bitto. Sullo sfondo le cime vicine al valico del Passo San Marco.


La strada ha una carreggiata molto ampia e con il fondo abbastanza regolare, salvo qualche buca, ma se devo dirla tutta, molto di meno di quelle che si trovano sulle strade nella pianura padana!



In alto a sx il Pizzo Berro (1847 m) che divide le due valli del Bitto, Albaredo e Gerola. Sotto di esso fra le radure si trova l'abitato di Bema. Sullo sfondo le cime delle Orobie. Sulla dx si intravede l'abitato di Rasura.



Questo è Sacco, con una nuova piazzetta belvedere verso Bema e il Pizzo Berro, oltre il quale si intravede parte della Valle di Albaredo.

Dalla frazione di Sacco una vista sull'abitato di Rasura e la Val Gerola

In primo piano il paese di Rasura con il campanile della chiesa di San Giacomo. Rasura era già nota attorno al 1250. Sullo sfondo della Val Gerola da sx, il pizzo e il Torrione della Mezzaluna, il Pizzo Tronella e il Pizzo di Trona.

Proseguendo verso Rasura e guardando indietro si apre questa bella vista su Sacco. Sullo sfondo a dx la cima con i nevai del Monte Disgrazia, mentre davanti ad esso si trova la Val Masino. In centro alla foto altre creste innevate di cui non conosco il nome




Si passa attraverso il paese di Rasura

Fra Rasura e Pedesina si incontra questa galleria


Qui la strada si fa un po' più stretta


La frazione di Pedesina 950m s.l.m. si trova a 11,5km da Morbegno



Se avete sete, a Pedesina trovate questa fontana, rifatta nel 2013 ma che in origine è del 1933

Da Pedesina uno sguardo sulla frazione di Nasoncio, che appartiene al Comune di Gerola Alta ed è posta sull'altro versante della valle


Una baita lungo la strada nei pressi della frazione di Valle


La frazione di Valle, attraversata dal torrente Bitto


La strada prosegue passando accanto ai tetti della frazione, si scorge anche la piccola chiesa.

Molte baite sono ristrutturate e rimodernate ne ho viste poche diroccate o abbandonate


Dopo 15km a 1050m si arriva a Gerola Alta

Il torrente Bitto affianca la strada e attraversa il paese.


Il torrente Bitto è sfruttato per produrre energia elettrica per cui il suo corso ha il flusso controllato

A sx fra la "V" formata dai due monti si intravede una cima è in quella direzione che si trova Pescegallo, l'ultima meta.


Tutto attorno è ordinato e curato


Breve sosta in questo parchetto a fianco dell'ufficio informazioni, ne approfitto per riempire la borraccia




Superato il centro del paese la strada affianca di nuovo il torrente Bitto. Se avete fame in paese si trovano diversi ristoranti o trattorie.

Il ponte sul torrente Bitto, a dx la chiesa Parrocchiale

Alcune lapidi poste sulla facciata accanto alla chiesa, alcune ricordano persone del luogo emigrate e decedute all'estero e ivi sepolte.


Salendo verso Pescegallo, a dx alcune vecchie baite


Naturalmente si trovano anche case di recente costruzione con tanto di ponte in legno sul Bitto

Lo smistamento dei vari torrenti che provengono dai laghi a monte, dopo aver passato le loro acque nelle centrali elettriche.

Quello della captazione delle acque per le centrali elettriche è un annoso problema per le valli e il loro ecosistema perchè le acque vengono in gran parte trattenute a monte e con una ben piccola parte lasciate a libero corso.

In genere le acque durante la richiesta di energia fluiscono da un lago superiore alla centrale idroelettrica per poi terminare in un altro invaso a valle. Durante i periodi di minor richiesta di energia il surplus viene utilizzato per pompare l'acqua dal bacino di raccolta inferiore a quello superiore in modo di riavere ancora a disposizione l'acqua per produrre energia elettrica quando serve.

Con questo sistema però le acque non fluiscono in modo naturale nei torrenti.

Un classico esempio sono le cascate di Valbondione che sono visibili solo per 1/2h in 5 aperture annuali


Altre baite affiancate da una antica mulattiera che scende a valle e che prosegue a monte oltre la strada



Ecco la mulattiera proseguire verso monte, in pratica è stata interrotta dalla strada che sale a Pescegallo

Quello che appare in centro alla foto è un enorme masso, appiccicato al quale è stata costruita una casa, se ne scorge la falda del tetto. Costruita tanto vicina che il canale di scolo delle acque del tetto è stato scavato di traverso nella roccia!


Dopo Gerola Alta si arriva a Fenile 200m più in sù.
 

 
Fenile e la sua chiesa


Dal ponte sul Bitto un cartello indica un percorso della salute che si inoltra lungo la valle.

Le vecchie case in pietra di Fenile e una moderna fontana

Piccole baite e grossi massi accanto. Ormai le cime della testata della Val Gerola si stanno avvicinando

Una piccola chiesetta in mezzo ai boschi

La meta è qui, la targa sul muro mostra la scritta: Pescegallo


A Pescegallo finisce la strada asfaltata e se si vuole proseguire più in alto, occorre prendere la sterrata che sale vicino ai pali della seggiovia. Se ne intravede un pezzo proprio vicino al palo della seggiovia a dx.

 

A dx. la stazione di partenza della seggiovia e sotto il palo della seggiovia la strada sterrata che porta alla stazione a monte della seggiovia.

Provo a salire sulla carrabile, la sezione è ampia ma abbastanza ripida e con sassi smossi sul fondo

Ora la valle la vedo dall'alto

La stazione di partenza è la sotto e da quassù si vede praticamente quasi tutto l'abitato di Pescegallo

Sono arrivato sino a dove si vede la carrabile scomparire, a quota 1525m, poi visto il fondo instabile con troppi sassi smossi, ho deciso di fare dietro front, anche perchè la sella non è possibile abbassarla e la discesa poi risulta problematica per il baricentro troppo spostato in avanti, meglio non rischiare.

Qui sono 1319m di dislivello superati e mi possono bastare!


Archiviata la salita ritorno a Gerola Alta. Ma non penserete che vi abbia portato sin quassù, seppur virtualmente, solo per il paesaggio!


Vi presento il Bitto


E che cosa c'è di interessante a Gerola Alta? Semplice: una bella Casera, ma non una Casera qualunque.

Si tratta della Casera del "Bitto Storico" dove vengono messe a stagionatura le forme provenienti da tutti gli alpeggi delle Orobie.

Il Bitto è veramente un formaggio storico, vecchio di secoli conosciuto sino dai Celti e tramandato come tradizione sino ai giorni nostri.

Per essere però un "Bitto Storico" deve essere prodotto negli alpeggi delle Orobie ma non solo, il latte utilizzato deve essere prodotto da mucche che pascolano sugli alpeggi stessi e il formaggio deve essere prodotto direttamente in luogo senza utilizzo di mangimi o fermenti.



Nel locale della Casera è esposta la mappa degli alpeggi dove viene prodotto il Bitto. Non tutti gli alpeggi però producono il "Bitto Storico" che è prodotto solo negli alpeggi con il bollino Rosso

Ed ora una visita guidata alle cantine dove vengono conservate in modo ordinato le forme di Bitto

Cosa ha di speciale il Bitto rispetto agli altri formaggi? Direi una cosa unica al mondo: la sua stagionatura può arrivare sino a 10 anni!

Qui le forme provenienti dai vari alpeggi vengono acquistate dalla Casera e vengono certificate come data di produzione, chi l'ha prodotto, in quale alpeggio e l'eventuale proprietario.

Si, perché solo se è stagionato in questi luoghi può essere chiamato "Bitto Storico". Chi lo acquista può decidere il tempo di stagionatura e ogni anno che passa ovviamente ne fa salire il prezzo sino a 100 Euro/kg e siccome una forma pesa dai 10 ai 25 anche 30kg alla fine se lo si tiene 10 anni occorrerà sborsare sino a 3.000 Euro!

Nella foto ci sono forme acquistate da Ristoranti, Pizzerie, Osterie,Agriturismo o semplici privati, ogni forma con il nome ben in vista!

Nella foto a sx una forma del 2000, in pratica ha 13 anni e non è in vendita a meno che qualche estimatore facoltoso non voglia fare una offerta irrinunciabile!



Un po' come i vini d'annata questo formaggio ha la sua fama che dura ormai da secoli, sarà per la sua conservazione fuori dal comune che di fatto è resa possibile dalla assoluta qualità delle materie prime impiegate, dal seguire scrupolosamente il modo per farlo e non ultimo la fase di stagionatura in questi ambienti, il risultato è un prodotto da un gusto unico e ovviamente inimitabile.

Come anche per i vini famosi, ogni alpeggio, ogni mucca le stagioni che cambiano possono produrre alla fine formaggi che possono differenziarsi molto gli uni dagli altri, ma la costante è che alla fine la stagionatura può essere protratta negli anni.


Poi ci sono anche gli ispirati che applicano qualche dipinto o disegno sulla forma!

Ma alla fine quello che importa è il contenuto e a questo proposito non tutte le forme possono riuscire e alle volte al termine della stagionatura può essere che il formaggio risulti amaro, in tal caso non sarà venduto a prezzo pieno ma sottocosto.

Questo vale per le pezzature messe in vendita al banco della Casera, ma non vale per chi ha acquistato una forma intera per la stagionatura, in quel caso si compra al "buio" a scatola chiusa. Come nelle aste dei vini, non è detto che una bottiglia di un buon vino di 100 anni risulti poi ancora bevibile!

Descrivere il gusto del Bitto è abbastanza inappropriato nel senso che non essendo un prodotto industriale ma soggetto a moltissime variabili il suo sapore può variare di molto.

Una cosa è certa ha un gusto intenso e marcato, da consumarsi a piccole scaglie in "meditazione" magari pensando che si è gli unici al mondo a poter gustare un simile prodotto della natura, di millenaria tradizione.

E per finire c'è anche chi acquista una forma intera per poi farne dei preziosi regali per Natale, dividendola in tante porzioni quanti sono i fortunati destinatari. Un'idea come un'altra, solo che qui si regala qualche cosa di molto raro e particolare.

Cosa aspettate a farci un giro in questa Casera del Bitto Storico?



E' ora di scendere e la luce del tardo pomeriggio illumina in modo particolare le guglie e i picchi delle montagne sullo sfondo attorno alla Val Masino, mentre la vista dell'abitato di Bema determina la fine della Val Gerola



La Valtellina è lì sotto che mi aspetta, si intravede un breve tratto del fiume Adda in centro alla foto, affiancata ora dalla nuova superstrada. Anche qui in Valtellina già fortemente stravolta dall'antropizzazione di questi ultimi decenni, ora si sta aggiungendo questa nuova opera che va a togliere ulteriore territorio verde al fondo valle.


 

CONCLUSIONE

La mia visita in Val Gerola è terminata e vi ho proposto uno spaccato di questa valle ancora vivibile e dall'aspetto quasi selvaggio per la vegetazione presente ovunque. Oltre a questo vi ho portato a conoscenza del formaggio più prezioso al mondo, cosa volere di più?

 

buone pedalate a tutti, Outside

Un foto racconto di Cadore designer © 2013
pagina creata:23-08-2013
ultimo aggiornamento: 07-06-2015
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