Lombardia in bici

Ciclovia del Po
da San Rocco Al Porto a Bosco
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Un altro pezzo di Ciclovia sull'argine sx del Po che si aggiunge al precedente report San Rocco al Porto - Castelnuovo Bocca d'Adda. Stesso punto di partenza, ma questa volta in direzione opposta verso ovest.

 
Ciclovia del Po


Alcuni tratti sulla Ciclovia del fiume Po - Foce del fiume Lambro

Lunghezza
Diff.
Dislivello
Fondo
Percorso
Pend. med./max.
Panoramico
Fontanelle
Punti ristoro
mio Voto
70km a/r
63m
Asf/Sterr
Strad/Cicla
0,2%- 5%
✩✩✩✩
-
✩✩
✩✩✩✩✩


  

 

 

 



In giallo il tracciato ufficiale della "Ciclovia del Po" e in rosso un tracciato opzionale fatto durante l'andata.

  

IL PERCORSO

Si tratta di una ciclovia situata sull'argine sx del Po e che va a congiungersi con il precedente report "Ciclovia del Po da San Rocco al Porto a Castelnuovo Bocca d'Adda".
Il tracciato ufficiale si trova per la maggior parte distante dal fiume permettendo di osservarlo solo in pochi punti. Se, invece, optate per la traccia percorsa da noi all'andata si ha la possibilità di rimanere a stretto contatto con il Po. L'unico inconveniente è l'assenza di comfort di marcia, per cui occorrono bici ammortizzate e con buone gomme per procedere fra i sassi. Anche il tracciato "ufficiale" presenta tratti sterrati con sassi dalla grana più o meno grande.
L'ambiente comunque è molto bello e piacevole e lo si può vedere dalle numerose foto scattate.

Rifornimenti idrici

Non vi sono fontanelle lungo la ciclovia, occorre spostarsi nei centri abitati

Quale bici usare

Vi sono alcuni tratti non asfaltati dove occorre avere una bici da trekking o MTB

Le tracce GPX

Andata - Ritorno



 Ciclovia del Po
Tratto da San Rocco al Porto a Bosco
 


Esiste un proverbio che recita: Meglio un disegno che mille parole! Visto che a San Rocco al Porto vi sono 5 possibili direzioni, ho preferito un chiaro disegno!


Come punto d'inizio siamo ritornati nella zona commerciale di San Rocco al Porto per motivi pratici: la disponibilità di ampi parcheggi e perchè da lì parte una ciclopedonale che vi aiuterà a superare un breve tratto di strada e una rotatoria che potrebbero essere trafficate.

Nella foto, sullo sfondo, si vede il centro commerciale dell'Auchan ed il grande parcheggio antistante, mentre Debora si trovava sulla ciclopedonale che porta al percorso "Lungofiume" Po.

 


Se, invece, volete fare il percorso ufficiale "Ciclovia del Po" dovete arrivare in questo punto. Per altre destinazioni consultare la mappa precedente.

Quindi, ritornando alla prima foto, se si procede secondo le indicazioni del cartello marrone si arriverà in questo punto dove si svolterà a dx. Se si svoltasse a sx si prenderebbe la direzione per Castelnuovo Bocca d'Adda - Cremona.

Spero di essere stato abbastanza chiaro, del resto da San Rocco al Porto è possibile scegliere 5 tracciati differenti, per cui un minimo di confusione ci può anche stare.

Come ho scritto all'inizio questo è un percorso alternativo fuori strada che però è consigliabile farlo con bici MTB ammortizzate front o biammortizzate. Alcuni tratti del percorso sono cosparsi di sassi simili a quelli utilizzati sulle massicciate delle ferrovie. Va da sé che non è proprio una passeggiata!


Tenete anche conto che lungo il percorso in fuori strada, come in questo primo pezzo segnalato in rosso sulla mappa di Google Earth, non troverete nulla se non la natura.

Quindi, niente acqua o altro! Visto che la nostra escursione é partita a ridosso dell'ora di pranzo, lo stomaco ci ha richiamato all'ordine esigendo del "carburante" che ci eravamo diligentemente premuniti rifornendoci presso il centro commerciale dove avevamo parcheggiato.

Rimanendo in tema anche nel successivo tratto della Ciclovia del Po, posta sull'argine, non vi troverete fontanelle o ristori, se non scendendo dall'argine recandovi negli abitati vicini.

Naturalmente i piccoli disagi elencati sopra possono sparire in cambio a ciò che sa offrire il paesaggio naturale, qui assai più bello che non sull'argine maestro del Po.

Come si può vedere meglio nella foto, i sassi hanno una dimensione rilevante e non sono arrotondati ma in gran parte sfaccettati.

Non abbiate paura di perdervi, il percorso è adeguatamente segnalato dando le indicazioni anche per eventuali deviazioni.

Infatti sul GPS avevo impostato la traccia ufficiale che passa sull'argine interno e come si giungeva ad una deviazione mi segnalava di rientrare sulla traccia scelta, solo che giustamente avendo scelto questo percorso alternativo, sistematicamente ignoravo gli avvisi di svolta proposti.

Per non farvi mancare nulla, se nel precedente report da "San Rocco al Porto a Castelnuovo Bocca d'Adda" e meglio ancora a "Monticelli d'Ongina", vi avevamo portato a vedere la foce del fiume Adda. Ora, qui vi troverete di fronte alla foce del fiume Trebbia (più o meno in centro alla foto) che si getta nel fiume Po che è in primo piano.

Uno slargo fra la vegetazione ci ha permesso una prima discreta veduta sul grande fiume Italiano che attraversa tutto il settentrione.

Ovvio che se si passasse sul percorso situato sull'argine maestro tutto ciò non lo si vedrebbe, salvo che in pochi punti.

Avendo fatto all'andata questa variante e al ritorno la Ciclovia del Po "canonica" senza dubbio questa ci è piaciuta di più.

 

Una cosa che fa sempre piacere per chi va in bici su percorsi segnalati è quello di trovare le indicazioni delle direzioni accomunate alle distanze, cosa che su molti altri cartelli di altri percorsi non vengono segnalate e questa direi che è una mancanza rilevante!

Ponete il caso di una necessità di emergenza in cui occorra raggiungere il prima possibile un punto per un soccorso è evidente che farebbe una bella differenza se ci fossero es: 2 km in una direzione e 15 km nell'altra, non tutti potrebbero avere un GPS, uno smartphone o cartine al seguito!

Nulla da dire, paesaggio non affatto monotono e giornata splendida ci hanno fatto godere anche questo tracciato alternativo.


Poco distante dal nostro percorso che si vede a sx correva un primo argine. Avendo visto questa persona ci siamo avvicinati per avere alcune informazioni.

Visto che era del luogo, ci ha spiegato che, essendo questa una zona golenale, questo primo argine serve per una prima sicurezza in caso di esondazione del fiume Po, a protezione delle fattorie che si trovano subito dopo, ovvero, fra questo argine e l'argine maestro dove corre la Ciclovia del Po.

Avute altre informazioni sul percorso lo abbiamo ripreso con l'intenzione di proseguire sino al suo termine; in questo caso scendendo e svoltando a dx.

Non tutto il percorso è ricoperto dai sassi come all'inizio, poi si trasforma con la sola terra battuta ed in alcuni punti anche solo in single track ed inoltre con erba parte a parte alta anche più di un metro!

Ah dimenticavo! La persona incontrata ci ha suggerito anche il periodo per fare questo percorso limitandosi alla primavera, quando non c'è ancora un caldo eccessivo e soprattutto assenza di zanzare!

Fra un varco della vegetazione, oltre la sponda opposta del Po, si delineavano i profili dei colli dell'Oltrepo Pavese, teatro di un recente report.

La Dott.ssa in Scienze Ambientali era molto soddisfatta di questo tratto, a differenza di quello precedente da Pavia a Bosco fatto da lei pochi giorni prima in compagnia del Biologo Nutrizionista Dr. Alberto Massetti, report di prossima pubblicazione per il completamento del tratto da Pavia a Castelnuovo Bocca d'Adda.

L'ambiente soddisfacente ci ha fatto indugiare sin troppo, tanto che ci siamo accorti di aver fatto ben pochi chilometri sino a qui!



Ma che ci volete fare, anche l'occhio vuole la sua parte e non ci si poteva tirare indietro. Del resto per chi vive in città non ha simili paesaggi dietro casa per cui occorre sempre approfittare delle varie occasioni.

Qui in realtà lo sguardo è volto più verso i colli Piacentini. Non scordatevi che il punto di partenza è posto molto vicino a Piacenza che si trova semplicemente sull'altra sponda del fiume Po rispetto a San Rocco al Porto.

Tra l'altro, vista la vicinanza fra i due luoghi, volendo si potrebbe partire in ciclabile anche da Piacenza per questo percorso.

La prima zona di contatto del terreno con il fiume lascia sempre i segni di eventi che escono dalla norma, come gli innalzamenti idrometrici del fiume.

Un campanile svetta sulla sponda opposta


Raggiunta l'ennesima deviazione proposta dal GPS e vista l'ora passata dal canonico mezzogiorno, ne abbiamo approfittato per un ulteriore rabbocco ai morsi di fame, come si sa in bici è meglio frazionare l'alimentazione.

Anche il sole a picco non ci stava risparmiando ed il giubbino per lei era di troppo, così urgeva anche una spalmata di crema solare protettiva, forse si sarebbe dovuta dare anche sul logo di bellitaliainbici, oramai scolorito dai molteplici report effettuati.

Vorrei ricordare che in particolare quella maglia e chi la stava indossando hanno percorso assieme più di 700km nel
tour dolomitico in 11 tappe, con tanto di bagaglio trasportato, in uno dei giri più belli che abbiamo a disposizione in Italia e che solo bellitaliainbici ha saputo valorizzare. Di fatto mi pare che nessuno lo abbia menzionato sino ad ora e sinceramente è un vero peccato!

Del resto noi non abbiamo sponsor come i grandi gruppi ciclistici per cui è già tanto quello che riusciamo a mettere in campo per riuscire a fornirvi dei report accettabili.

Certamente se qualcuno volesse offrirci delle "mise" più consone, visto che queste pagine sono viste anche all'estero, l'Italia ne farebbe una migliore figura... ma noi si bada più alla sostanza e al risultato prodotto!

Alle nostre spalle il rilievo del primo argine a difesa delle zone golenali. Ormai penso che molti abbiano visto nel recente passato cosa è in grado di fare l'acqua durante le piene del fiume Po. Pensate che poi c'é l'altro argine maestro a protezione dei paesi e delle città ed è forse alto il doppio di questo.


Ci siamo ritrovati di nuovo a stretto contatto con il fiume ai confini dei campi arati e più avanti in un single track ci siamo immersi letteralmente fra la vegetazione con l'erba alta che veniva triturata dalle nostre trasmissioni.

Uno scambio di scatti con alle sue spalle i colli Piacentini

Il GPS mi stava indicando che il ricongiungimento con la Ciclovia del Po si stava avvicinando, probabilmente dove c'erano quelle case fra i tre alberi.

 

Ultimo sorriso prima di addentrarci a capofitto nella vegetazione. Foto non ce ne sono, anche perché chi si sarebbe fermato poi non sarebbe stato più in grado di ripartire!

Ovviamente non sempre sarà così e tutto dipenderà dalla stagione e se qualche anima pia abbia falciato il percorso.

Comunque non spaventatevi siete in campagna non in mezzo alla giungla del Borneo e poi è un breve tratto! Non saranno di certo qualche stelo alto d'erba o qualche ortica a fermarvi, o no?

Agli sgoccioli del sentiero troviamo questa casupola con tanto di bidoni per renderla galleggiante in caso di piena del Po.

Svoltato l'angolo ecco l'argine maestro, dove passa la Ciclovia del Po, e come si può vedere è abbastanza alto.

Ufficialmente, dopo 9,38 km di fuoristrada, abbiamo messo le ruote sulla Ciclovia del Po e a testimoniarlo tanto di grande cartello.

Come ho scritto all'inizio, se volete fare il percorso ufficiale, alla partenza seguite le indicazioni date o la traccia GPS, mentre, se volete avere qualche sguardo ravvicinato con il grande fiume ed avete la bici adatta seguite il percorso fatto da noi all'andata.

Sull'argine c'è chi va in bici, chi a piedi e chi di corsa a quattro zampe!

Guardando indietro questa è la fattoria che qualche foto prima il mio GPS segnalava come fine del percorso, si tratta della località: Berghente.




La frazione di Valloria, poco distante dalla località Berghente e dove troverete un Club Ippico ed anche un osteria per chi avesse fame o sete.

Trovarsi qui in una giornata così bella è stata una vera fortuna


Un punto fra Campospino e San Maurizio dove a sx si trova un imbarcadero sul Po

 

Questa a sx è la discesa verso l'imbarcadero

Oltre all'imbarcadero con porto turistico è segnalato anche un Bike Sharing

Dall'alto dell'argine ancora una vista sul Po dopo di che ci si allontanerà a causa di una sua ansa. Noi abbiamo usato una MTB Front ed una Full. Ovviamente sul primo tratto sterrato la Full primeggiava poi una volta raggiunta la Ciclovia del Po, pur avendo ancora tratti sterrati, anche la Front era più che sufficiente. Di certo sulla Ciclovia non andateci con una bici da corsa a meno che non sia una per ciclocross!




Sulla dx, incappucciato dalle nuvole, ci dovrebbe essere la cima del Monte Penice.


A sx file ordinate di pioppi e a dx una macchia gialla ravvivava ancor di più il paesaggio.

Naturalmente le zone golenali non sono affatto abbandonate a se stesse. Ove non ci sono i classici pioppeti ci sono distese di campi coltivati.



Lungo l'argine si trovano le "chiaviche": sono delle chiuse che permettono, durante i periodi di magra del fiume, il defluire delle acque che si trovano nella zona di dx protetta dall'argine, mentre, in caso di esondazione del fiume, le chiuse proteggono i terreni al di là dell'argine.

Fra Guzzafame e Corte Sant'Andrea i resti di una cascina nell'area golenale.



Vantaggi e svantaggi di stare sull'argine: si è in posizione rialzata avendo maggior visuale all'orizzonte a discapito della piena esposizione al vento.

"Ciclovia del Po": istruzioni d'uso, restrizioni e mappa.

Corte Sant'Andrea


Assieme ai cartelli della Ciclovia si trovano anche i cartelli per la via Francigena che condividono in parte il percorso.

Qui eravamo nei pressi di Corte Sant'Andrea


Giunti in questo punto, vicino a Lambrinia, non perdetevi questa deviazione a sx che non é segnalata...


...dove porta? La vedete quella macchia chiara sulla dx?

Bene, siamo arrivati alla foce del fiume Lambro nel Po e sapete perché la Dott.ssa sta sorridendo? La risposta è semplice: Sul fiume Lambro ha discusso la sua tesi di laurea con tirocinio al C.N.R. - I.R.S.A. e giungere alla sua foce ha idealmente chiuso il cerchio del suo lavoro!


Per noi è stata una sorpresa giungere in questo luogo, sia perché non ne avevamo pianificato la sua visita e poi perché ci immaginavamo una cosa meno bella.



Qui ne è valsa la pena fare una sosta per dare fondo alla cambusa


Oggi lo si chiamerebbe selfie se l'avessimo fatto utilizzando il braccio, ma così da lontano, chiamiamolo con il classico nome di "autoscatto"! In primo piano un nuovo acquisto per rendere più confortevoli i nostri report, naturalmente bici strausata e datata visto che gli sponsor latitano!



Un saluto davanti al suo Lambro e via!


Decisamente un bell'ambiente

Si riparte verso Lambrinia, a dx Orio Litta

La villa Litta

Il ponte ferroviario sul Lambro a Lambrinia

 

A questo punto a Lambrinia la Ciclovia del Po termina. Occorre svoltare a sx seguendo la ciclopedonale parallela al ponte sul Lambro.



Si entra poi a Lambrinia e volendo ci sono due alternative. O si prosegue oltrepassando il passaggio a livello ferroviario seguendo la traccia che abbiamo fatto noi, oppure occorre svoltare alla prima via in discesa a sx seguendo su sterrato la riva dx del Lambro.

 

Noi all'andata abbiamo fatto in parte un percorso alternativo seguendo la strada in direzione Monticelli Pavese per poi deviare ad Alberone verso l'argine sul Po e seguendo la Ciclovia del Po sino a Bosco.

All'uscita di Lambrinia si deve svoltare in questa strada in discesa, nei pressi di questa chiesa.


Ad Alberone, entrati nel paese lo abbiamo attraversato sino all'argine, riprendendo la Ciclovia del Po verso la località Bosco.


Senza fonti d'acqua eravamo agli sgoccioli, ma lei sapeva dove poterci rifornire, visto che lo scopo di questo report era quello di ricongiungersi con il termine di un report fatto da lei alcuni giorni prima.


Una grande chiavica ora sede del museo della bonifica.

Eravamo quasi arrivati al capolinea del report, infatti sotto l'argine appariva il Po .

Chi invece volesse proseguire sino a Pavia può consultare quest'altro report che ne descrive il percorso in senso inverso.

Meta raggiunta! Eravamo arrivati all'approdo sul Po in località Bosco. Qui ci siamo rifocillati

Dopo 35 km non ci è rimasto che affrontare il ritorno. Questa volta per gran parte in favore del vento, visto che all'andata era sempre contro. Il nuovo acquisto si è comportato bene assorbendo a dovere le irregolarità del tracciato e la mia schiena ha ringraziato.

Per il ritorno abbiamo seguito il percorso ufficiale, ma vi avverto che lo sterrato da Bosco a Lambrinia ha ancora i sassi abbastanza grossolani per cui qui si va meglio con la biammortizzata.

Ripasso vicino a Orio Litta

Tutta la catena dei colli Piacentini sullo sfondo



Ancora una volta stavamo finendo le scorte d'acqua! Le ciclabili saranno anche belle, ma lo sarebbero di più se ci fosse qualche fontanella a disposizione!



Se avrete percorso la via Emilia per raggiungere San Rocco al Porto, avrete notato senz'altro la staccionata della Ciclovia del Po. Ecco, questo è il percorso ufficiale che all'andata non abbiamo fatto.



Ancora un chilometro e saremmo giunti al punto di partenza, fissato nel parcheggio del centro commerciale che é stato provvidenziale per l'acquisto di altra acqua!

Se le auto hanno i distributori di benzina lungo le strade per non rimanere a secco, analogamente sulle ciclabili ci dovrebbero essere delle fontanelle, non vi pare?

Non si vive solo d'aria ne ci si può portare a presso una tanica d'acqua quando fa caldo!



CONCLUSIONE

Questo percorso si è rivelato una piacevole sorpresa e d'altra parte le foto non mentono.
Vi abbiamo anche dato un paio di alternative sul percorso stesso per cui ognuno può scegliere quello che più gli è consono.

 

 

buone pedalate a tutti, Outside

Un foto racconto di Cadore designer © 2016
pagina creata:19-04-2016
ultimo aggiornamento: 26-04-2016
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